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I possedimenti dei Da Camino a Soligo |
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Le Torri di Credazzo
A
occidente di Farra di Soligo, intorno alla poderosa costruzione del
castello, si estendeva nei secoli passati il feudo di Credazzo.
Fin
dall’alto medioevo tale complesso di fortificazioni costituiva un punto
strategico nel sistema difensivo creato sulla fascia collinare per
arginare l’urto delle invasioni barbariche da nord: non esistono notizie
certe sulla sua origine, ma sembra sia stato costruito in occasione della
calata delle orde degli Ungari, verso la fine del IX o l’inizio del X
secolo. Il
castello già da quei tempi si articolava in tre torri, disposte nella
direttrice nord–sud e congiunte da possenti mura, sulle quali era
possibile il passaggio delle sentinelle: immerso nel verde e collocato in
una posizione ottimale, perché dominava la valle del Soligo, fungeva da
abitazione signorile e soprattutto da valida difesa in caso di attacco: Castrum
et fortilicia, come dicevano le fonti più antiche. Fornito
di gallerie sotterranee, per cercare una via di salvezza in caso di
capitolazione, disponeva anche di modeste costruzioni di legno, dimore dei
servi, capienti cisterne d’acqua, depositi di legna e magazzini, per
poter resistere a lungo in caso d’assedio.
A
est scorreva il Riulus de Credacio (la
Rui), a sud v’era la Curtina de
Credacio (complesso recintato della chiesa e del cimitero), a ovest
di estendeva la Villa
Credacii, costituita da umili e sparsi casolari intorno
all’antica chiesetta di S. Lorenzo, a nord sorgeva il monte Colmorus,
il Col Moro. La
prima citazione del luogo nei documenti storici a noi pervenuti risale al
1233, in un contesto di guerre e litigi nobiliari. I conti Da Camino, infatti, già dal 1154, grazie a Guecellone II e a sua moglie, Sofia di Colfosco, cui si attribuisce anche la fondazione del Monastero di S. Maria di Follina, dominavano un vasto territorio nel bellunese e nel trevigiano. I
contrasti dei discendenti produssero, proprio nel 1233, anno della guerra
contro i Trevigiani, la divisione della famiglia, con l’arbitrato del
vescovo di Ceneda, Alberto: ai Caminesi di sopra, rappresentati allora da
Biaquino III, andarono i feudi di Zumelle, Solighetto, Valmareno,
Serravalle, Fregona, Formeniga, Roganzuolo, Cordignano e Cavolano; ai
Caminesi di sotto, impersonati da Guecellone
V, i feudi di Camino,
Castelnuovo, Motta, Cessalto e, appunto, Credazzo, oltre alle possessiones
di Oderzo.
Figlio
di Biaquino III fu il noto Gherardo
da Camino, signore di Treviso,
celebrato da Dante nel Convivio (cap. XIV) e nel canto XVI
del Purgatorio. Un
decennio dopo, nel 1243, nasceva
nel castello di Credazzo Guecellone
VI, figlio di Tolberto
II, alleato di
Ezzelino da Romano, che era stato a lungo acerrimo nemico dei Caminesi,
perché di parte guelfa: purtroppo morì giovanissimo il 13 agosto 1272,
all’età di 29 anni. Suo
figlio, Tolberto III,
sposò Gaia da Camino, figlia
del “buon Gherardo”. Dal
loro matrimonio nacque Chiara,
che nel 1313 andò sposa a Rambaldo VIII di Collalto: ormai la dinastia
dei Da Camino di sotto era destinata a un inesorabile declino. Dopo
la morte di Tolberto III nel 1317 si aprì un periodo di crisi: nel 1321
il Castello di Credazzo fu messo alla pubblica asta dai tutori del
giovanissimo erede Biaquino
V: fu così che Rambaldo acquistò l’intero
feudo per la somma di lire 13.560 dei piccoli. Il
nuovo proprietario era in ottimi rapporti con la Repubblica di Venezia,
che guardava con occhio molto interessato i territori della Marca. Dopo
la morte di Rambaldo, avvenuta nel 1324, il feudo rimase sempre nelle mani
dei Collalto, sotto la protezione della Serenissima. Agli inizi del 1400 le contese tra signorie segnarono la fine del castello: sollecitato da Carraresi (Marsilio) e Scaligeri (Brunoro), l’imperatore Sigismondo, re d’Ungheria, inviò un esercito contro Venezia.Guidava la spedizione degli Ungari un fiorentino, Pippo Spano, che, occupato il Friuli, varcò il Livenza e puntò verso le nostre terre, distruggendo, tra gli altri, i castelli di Rai e di Credazzo. In seguito i conti Collalto decisero di non riedificarlo, forse perché Credazzo ricordava loro la potenza dei Caminesi; così del castello rimasero per secoli solo ruderi.Nel nostro secolo, verso il 1940, fu acquistato dalla famiglia Biscaro, di via Credazzo; oggi, in parte restaurato, appartiene all’architetto trevigiano Giovanni Bardin.
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