In via Comunale, a sinistra subito dopo la Chiesa e la scuola elementare, si trova la sala “Lorenzo Campigotto”.
Questa sala venne edificata nel gennaio del 1922 dalla ditta Cesare Simonetti di Camino con una spesa di 17.200 lire, ed inaugurata Sabato 4 marzo dello stesso anno con una commedia della nuova Compagnia filodrammatica del paese.
La sala viene adibita a teatro, essendo dotata di palco, ma anche “ad uso dottrina, conferenze, circolo” come scrive nel suo diario il parroco don Antonio Dusnasco, il quale contribuisce alla realizzazione dell’edificio con una generosa offerta a titolo personale. “Nella spesa”, continua il parroco, “non si tiene conto dei viaggi del materiale e delle opere prestate gratuitamente dal paese”.
Col passare degli anni la sala viene usata sempre più sporadicamente come sala teatrale, diventando a partire dagli anni ’70 sala mensa della sagra paesana, e dalla fine degli anni ’80 sala di incontro occasionale per i giovani.
A partire dal 1990 per qualche anno sarà luogo di incontro estivo per alcune bambine dove vi impareranno ricamo e cucito. Dal 1992 in poi la sala subisce parecchi interventi di restauro e miglioramento: quell’anno viene rifatto il tetto con un notevole miglioramento dell’acustica; tra giugno e luglio del 1994 viene edificato adiacente al retro della stessa un’altra sala più ampia e una cucina da ristorante da utilizzare in occasione della sagra. Dalla fine dello stesso anno la sala teatrale viene a volte aperta ai giovani la domenica pomeriggio, e dal 3 maggio 1997 ogni sabato pomeriggio a bambini e ragazzi per il Patronato. Ma i lavori di sistemazione continuano: nel 1998 viene sistemato il soffitto, con il conseguente aumento dell’altezza della sala per renderla più simile all’altra appena fatta, rinnovati i serramenti e creato il portico all’esterno.
Il 30 gennaio 2000, in occasione della festa di San Giovanni Bosco, la sala viene dedicata a Lorenzo Campigotto, figlio di Alessandro e Cristina Uliana, volontari dell’Operazione Mato Grosso, morto tragicamente in Brasile a 18 mesi. All’inizio del 2001 la facciata viene riverniciata e decorata dalla ditta Saverio Franceschi di Camino, mentre a maggio 2002 viene piastrellato il pavimento. A settembre dello stesso anno la sala ha ospitato per la prima volta anche il Grest.
L’ex-scuola elementare. Le ex-scuole elementari di Camino, poste in una invidiabile e tranquilla posizione in mezzo ad un giardino con parco giochi tra la chiesa ed il Patronato, è stata inaugurata Domenica 3 novembre 1929, dopo appena 113 giorni dall’inizio dei lavori, in una giornata di tempo pessimo davanti ad una folla di persone ed alle autorità fasciste, religiose e scolastiche.
Nel 1954, in pieno boom economico, la scuola viene rimodernata per aumentare il numero delle stanze, aggiungendovi anche il secondo piano. L’aspetto dell’edificio, in origine esempio di architettura stile liberty, viene completamente stravolto.
L’edificio viene nuovamente ampliato negli anni ’70, ma per colpa del calo delle nascite negli anni ’80 e al ridimensionamento del plesso scolastico opitergino, la scuola elementare viene chiusa nel 1995.
Dopo essere stata sede degli scout di Oderzo è oggi sede di una decina di associazioni opitergine e, nei giorni della sagra, anche della pesca di beneficenza. Tra il 2011 e il 2012 l’edificio verrà demolito per lasciar posto ad un nuovo centro sociale comunale.
La Casa Canonica. In via Comunale 37, a destra del Patronato. Parzialmente restaurata nel 1909 all’arrivo del nuovo parroco don Antonio Dusnasco, subirà un rimaneggiamento totale due anni dopo con l’alzata dei soffitti di 120 centimetri (!) ed il rifacimento dei pavimenti, e ulteriormente restaurata nel 1930. Da quella data in poi non viene più praticamente curata per quasi cinquant’anni: all’arrivo del nuovo Parroco don Vittore De Rosso nel 1987 è praticamente inagibile. Questo costringerà il nuovo parroco a risiedere altrove per un paio d’anni fino a quando, nel 1990, verrà riaperta dopo un restauro ed una ricostruzione quasi completa nel rispetto della configurazione originale. Nel 2001-2002 è stato sistemato e ridipinto il muro esterno.
Nell’estate 2005, dopo la partenza di don Vittore, resta malinconicamente disabitata: ad animarla rimarranno gli incontri parrocchiali, il catechismo, il Patronato, il Grest.
L’ex-osteria. Sempre in via Comunale, cento metri dopo la Chiesa sulla destra andando verso nord c’è l’edificio dell’ex-osteria.
Osteria dagli inizi dell’Ottocento, divenne nel 1934 anche “sala del dopo lavoro” (sala da ballo). Oggi ospita il rinomato ristorante “Gaia da Camino”.
Proseguendo verso nord lungo via Comunale, a sinistra poco dopo la Scuola Materna, si trova la chiesetta di Santa Cristina.
Questo piccolo edificio, di aspetto settecentesco, sorge sui resti dell’antichissima chiesa omonima demolita nel XVIII secolo, risalente forse addirittura al X secolo.
La Chiesa di Santa Cristina viene nominata per la prima volta nel 1124: fu donata al monastero-ospitale dell’Abbazia di Santa Maria di Lovadina (S. Maria di Piave) probabilmente da Guecello I di Montanara, capostipite della famiglia dei da Camino, lo stesso che nel 1089 edificò il castello.
Nella relazione della Visita Pastorale del vescovo Grimani (28 giugno 1543) viene citata “la Chiesa diruta di S. Cristina”: già allora quindi l’edificio era in pessime condizioni. La chiesa fu abbattuta, o crollò spontaneamente, durante il Settecento, e sui ruderi fu costruito il capitello attuale, posto su un rialzo sul terreno ancora visibile che probabilmente racchiude i resti del vecchio edificio.
E’ probabile che il piccolo altare interno e la targa marmorea sul timpano del capitello, che ricorda la dipendenza da Santa Maria di Lovadina, siano appartenenti proprio all’edificio originale.
All’interno è visibile un modesto affresco dipinto negli anni ’30 che raffigura una Madonna col Bambino tra san Rocco e san Sebastiano. Questo dipinto copre un affresco più antico.
A Camino sono visibili tre capitelli.
Il primo è dedicato al patrono san Bartolomeo e si trova al bivio tra via Verdi e via San Bortolo. E’ stato realizzato intorno agli anni ’50 sul luogo di un capitello che, secondo la mappa catastale di Camino del 1841, era chiamato “capitello delle tre facciate”.
Il secondo è dedicato alla Madonna, risale al 1923 e si trova all’incrocio tra via Vicenza e via Pordenone (un tempo via Boarie e via Bosco). oggi si trova ai margini della zona industriale, ma era immerso nel verde fino a pochi decenni fa.
Un capitello dedicato alla Madonna “Virgo Fidelis”, protettrice dell’Arma dei Carabinieri, è posto in via Comunale davanti al nuovo residence realizzato nell’ex villa padronale dei Dalla Libera (1837). E’ è stato inaugurato il 24 maggio 2003 alla presenza del vescovo di Vittorio Veneto Alfredo Magarotto e di autorità comunali e provinciali. Il bassorilievo al suo interno è opera della scultrice opitergina Linda Drusian.
Un terzo capitello, dedicato questa volta all’Immacolata Concezione, si trova all’inizio di via Ciro Cristofoletti all’incrocio con via Paolo Lucio Anafesto, all’estremo confine meridionale della parrocchia di Camino.
All’incrocio tra via Plinio Fabrizio e via Girardini e Tonello si trova il monumento a Girardini e Tonello.
Il monumento, risalente al 1970 e posto al lato della via omonima, è dedicato a Giovanni Girardini e Bruno Tonello, due giovani studenti uccisi per rappresaglia dai tedeschi. Il monumento, in cattivo stato di conservazione, è stato spostato dalla parte sinistra della strada qualche anno fa per permettere l’ampliamento della stessa, ed è posto vicino al luogo dove furono impiccati i due giovani.
I fatti. Giovanni Girardini, medaglia d’oro al valore militare, nacque a Motta di Livenza il 13 agosto 1922, fu studente del Brandolini a Oderzo, quindi liceale a Treviso e infine universitario a Padova. Partito in guerra nel 1941 come volontario nel 7° reggimento Alpini. Entrò nella brigata partigiana “Furlan”, e fu quindi imprigionato con il padre e torturato dai tedeschi dopo il tentativo fallito di salvare la sorella, anch’essa partigiana.
Bruno Tonello, di Crocetta del Montello, era nato invece nel 1919. Entrato nella brigata partigiana “Mazzini” con il nome di battaglia di “Tonno”, fu arrestato al termine di uno scontro a fuoco a Solighetto e tradotto in carcere prima a Treviso e poi Oderzo.
Furono uccisi per rappresaglia dopo un agguato all’ufficiale nazista responsabile del presidio tedesco a Oderzo, il quale si stava recando con le sue due interpreti italiana alla sartoria Gobbo di Camino. Pare che l’obbiettivo principale fosse una delle due donne, una spia di Bolzano, l’unica poi ferita mortalmente. A volere l’azione fu Attilio Da Ros, detto “Il Tigre”, capo della brigata “cacciatori della pianura”, la quale sarebbe diventata tristemente famosa per essere tra le responsabili della “strage di Oderzo” del 30 aprile 1945.
La rappresaglia nazifascista non si fece attendere: dopo aver dato alle fiamme la casa di Da Ros, nazisti e Brigate Nere di Oderzo presero Girardini e Tonello e li portarono sul luogo dell’esecuzione, un’edificio lungo via per Mansuè vicino al luogo dell’attentato, dove furono attaccati ai cappi. Siccome l’impiccagione non andò a buon fine i due furono finiti con un colpo di pistola.
I due studenti erano del tutto estranei alla vicenda, ma Girardini era considerato pericoloso per la sua fama tra gli ambienti partigiani e il suo carisma. L’attentato fu quindi un pretesto per eliminarlo. I suoi amici, nonostante i rischi, andarono a recuperarne la salma per portarla a Motta di Livenza dove si tennero i funerali. I fascisti sapevano ma non intervennero. Un necrologio fu fatto pubblicare il 17 settembre ne Il Gazzettino. Ai due studenti è stata in seguito intitolata la via dove furono uccisi.
Infine in via Baite si può vedere la “Testa” (1998-1999), sempre della scultrice Linda Drusian, statua posta all’interno del cortile della rimessa del padre, proprietario di una ditta di trasporti.



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