La chiesa di san Bartolomeo

Chiesa parrocchiale di Camino

Storia della chiesa

A san Bartolomeo apostolo è intitolata la chiesa parrocchiale del paese. Ignota è la sua data di edificazione : il fatto che sia dedicata ad un santo della Chiesa primitiva e che sorga a poca distanza da Oderzo, importante città romana, indica che con ogni probabilità è stato edificato ben prima dell’anno 1000.
L’edificio infatti sicuramente già esisteva prima dell’edificazione del castello dei da Camino, arrivati in paese intorno al 1089, ed aveva un aspetto molto diverso dell’attuale, dovuto a vari ampliamenti effettuati negli ultimi secoli.
Nel Trecento la chiesa presentava davanti alla facciata e sui lati un portico, e davanti al suo portone principale si apriva una piazza sulla quale si affacciavano alcuni edifici porticati appartenenti a famiglie altolocate e diverse botteghe di artigiani: questa informazione, ricavata dagli atti notarili di Guecellone di Salico (1332), contra con la credenza popolare secondo la quale il campanile sarebbe stato costruito sull’avanzo di una delle torri del castello, demolito nel 1337.
La chiesa originariamente era ad un’unica navata: basti constatare che la volta dell’antica sagrestia va a sporgere e poggiare a metà arco della piccola navata. Parte dell’antica sacrestia oggi è diventata il piccolo corridoio tra la navata di destra e la cappella invernale, e un antico lavabo si trova oggi a fare da mensola ai detersivi nello sgabuzzino.
L’ampliamento a tre navate e l’edificazione della sacrestia attuale risale all’inizio del diciassettesimo secolo.
Risale invece alla metà del sedicesimo secolo la preziosa pala di San Bartolomeo, di autore ignoto, restaurata nel 1996 e conservata al suo interno.
Nel 1912, essendo ormai troppo piccola per il crescente numero di fedeli, la chiesa viene prolungata di due archi e mezzo di navata (circa sette metri) verso la facciata, che venne nell’occasione demolita e ricostruita più tardi fedelmente al suo aspetto originale. Nel 1926 è invece prolungata l’abside per fare posto all’organo. Al 1930 risalgono infine le decorazioni floreali che la abbelliscono interamente, e che coprirono delle brutte vele blu dipinte ad olio.
Nel 1946 l’altare maggiore della Chiesa, ligneo, viene rimosso e sostituito con uno in marmo, su progetto dell’architetto De Vecchi di Venezia. Lo realizzano alcuni parrocchiani improvvisatisi muratori.
Negli anni ’60 il parroco don Antonio Zanchetta fa edificare lo stanzino esterno dove troverà posto la caldaia, nonostante il veto della Sovrintendenza alle Belle Arti.
Più o meno nello stesso periodo vengono rimosse le due statue di san Pietro e san Paolo che trovavano posto ai lati del tabernacolo. Di queste due immagini si sono perse le tracce, così come dell’antico crocifisso che all’epoca sormontava il tabernacolo. Finirono probabilmente a Vittorio Veneto insieme ad un altro crocifisso antico, che tornerà a casa solo nel 2002 dopo aver preso polvere per anni nella soffitta del seminario vescovile, e che oggi si trova vicino all’entrata laterale. Nello stesso periodo viene demolito il soppalco in legno adagiato alla retrofacciata della chiesa.
In base alle nuove disposizioni del Concilio Vaticano II sulla liturgia viene aggiunto un nuovo altare removibile in legno. Lo stesso viene sostituito, all’inizio degli anni ’90, con un nuovo altare in legno, che nel suo disegno imita efficacemente le decorazioni in marmo laterali. Si trattava di una “soluzione temporanea”, vista l’impossibilità all’epoca di realizzare un altare fisso.
Le balaustre vengono invece rimosse nel 1988, con più di vent’anni di ritardo.
Tra il 1996 e il 1997 la chiesa subisce un radicale restauro conservativo: l’edificio viene completamente ripulito all’esterno, e ripristinato il muretto che circondava il sagrato e gli antichi accessi basandosi sui disegni dell’epoca.
Il restauro è curato dall’architetto Maria Antonietta Moro. Il sagrato e i lavori terminano con la benedizione del vescovo Alfredo Magarotto il 31 agosto 1997 in occasione delle Cresime e del 550° anniversario della prima nomina di un parroco di Camino nei registri diocesani.
Nel giugno del 2007 il parroco ed il Consiglio Pastorale quindi decidono di sistemare definitivamente il presbiterio secondo le norme liturgiche. I lavori, presentati dall’architetto Marzio Piaser in novembre, prenderanno il via solo il 13 ottobre 2008 a causa di alcune modifiche apportate al progetto.
Gli obbiettivi dei restauri sono sostituire i gradini in legno realizzati alcuni anni fa per ampliare lo spazio intorno all’altare; sostituire l’altare temporaneo con uno in pietra; ripensare la disposizione di tabernacolo e pala, che attualmente si sovrappongono, ed infine sistemare la sacrestia: quest’ultima operazione è stata rinviata a data da destinarsi.
Il presbiterio riallestito viene inaugurato il 28 marzo 2009.

Chiesa di Camino, interno, 1930
La chiesa intorno al 1927 (vedi pagina Ieri e oggi, IN ALLESTIMENTO)

Arte e architettura

Nonostante i vari restauri ed ampliamenti nel corso dei secoli, non sempre eseguiti nel rispetto della storia dell’edificio, la chiesa ha mantenuto una certa coerenza stilistica.
Lo stile architettonico dell’edificio segna il periodo di transizione dell’arte romanico-lombarda con quella ogiva, con le belle decorazioni ad affresco, in una gamma graziosa di colori dalle calde intonazioni, fuse ai riposi graditi degli sfondi, opera del professor Gino Fogolari e dell’architetto-ingegnere Ferdinando Forlati della Sovrintendenza ai monumenti di Venezia.
La chiesa, come accennato in precedenza, ospita un pregevole dipinto di scuola veneta, dipinto tra il 1530 e il 1570, raffigurante la Madonna col Bambino, S. Giovannino, S. Giacomo e S. Bartolomeo Apostolo.
Da vedere anche il bellissimo e prezioso Tabernacolo (1672-1677 circa), realizzato a Ceneda.
Abbelliscono inoltre la chiesa antiche patere di marmo e pregevoli vetrate di Murano, le quali hanno subito nel 2004 un restauro che ha tolto loro le originali venature colorate.
Ai lati della porta principale, in corrispondenza delle due navate, ci sono altrettante cripte: quella a destra ospitava, fino al 2008, una modesta copia della Grotta di Lourdes, mentre oggi contiene il confessionale; in quella di sinistra si può ammirare un bello e antico battistero marmoreo, sormontato da un modesto dipinto di autore ignoto raffigurante il Battesimo di Gesù.
La decorazione completa dell’edificio a motivi floreali fu eseguita nel 1930, quando 19 muratori caminesi si prestarono gratis a togliere le malte, a dare il “grezzo” e ancora a raschiare il soffitto e le colonne per togliere l’infelice pittura blu a olio risalente probabilmente all’epoca dell’edificazione delle navate laterali: in quell’occasione furono anche allungate le otto finestre delle navate rendendole uguali a quelle dell’abside (prima molto brutte a mezzaluna) ed eseguiti il rosone e le grandi finestre della facciata.
La decorazione fu eseguita dal pittore cavaliere Antonio Nardo del R. Conservatore di Venezia, il tutto sotto la direzione dell’ingegner Forlati sempre di Venezia. Pochi sanno che Nardo ha dipinto il suo autoritratto tra le decorazioni, in una posizione ben mimetizzata sul capitello della seconda colonna della navata di sinistra.
Sempre nel 1930 si posero anche i due lampadari, lavorati nella città lagunare. Nel 1946 fu rimosso l’altare maggiore in legno e sostituito con l’attuale in marmo su progetto dell’architetto De Vecchi di Venezia. Il lavoro fu ancora una volta materialmente eseguito dalla popolazione.
I due altari secondari ai lati del presbiterio sono dedicati alla Madonna col Bambino e a sant’Antonio da Padova, le cui statue risalgono rispettivamente al 1923 e al 1918. I capitelli che le contengono, carichi della retorica tipica dell’epoca, sono gli elementi che di più stonano nel contesto dell’edificio. Entrambi sono sormontati da una conchiglia, a ricordo della vocazione pellegrinare della chiesa, tappa per coloro che dal nord si recavano in pellegrinaggio al santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza. Entrambi gli altari subiranno una significativa riduzione di spessore dopo i lavori del 2008.
Attigue alla chiesa ci sono la Sacrestia con un pregevole e malandato mobile del Seicento; la stanza presenta un controsoffitto in legno che occulta la vista dell’antica volta in pietra. Dietro ad essa sorge l’ex Scuola Cappati, fatta costruire nel 1909 e adibita a cappella invernale dal 1988 con il rifacimento del pavimento rialzato a livello e l’inserimento dell’impianto idraulico e gas per il riscaldamento.
Il campanile è unito alla chiesa. Venne traforato e usato come vedetta durante la prima guerra mondiale: le sue campane, appena ricomprate, furono le prime a tornare a suonare alla fine della guerra dopo quelle della Basilica di Motta di Livenza.

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